HTC, torna il marchio Wildfire con quattro nuovi modelli di smartphone

Nonostante la presenza di smartphone HTC di punta sul mercato si completamente sparita, l’azienda non ha intenzione di dismettere la produzione di telefoni. Qualche giorno fa, su un paio di riviste, sono trapelate le notizie di quattro nuovi modelli in produzione, con l’intenzione di riproporre il marchio Wildfire, rimasto fermo ai box da circa 8 anni, in pratica dal lancio nel 2011 del modello S. In quell’anno, l’HTC copriva il 10,7 del mercato mondiali degli smartphone, rispetto all’attuale 0,05%.

Certo, rispetto ad otto anni fa molte cose sono cambiati. I dispositivi di oggi sono notevolmente superiori al modello Wildfire S, che aveva un “misero” schermo da 3,2 pollici e soltanto 512 MB di RAM. Da allora, i giorni di gloria dell’azienda sono andati scemando. Adesso, le cose pare stiano per cambiare.

I modelli HTC di prossima produzione dovrebbero essere quattro: Wildfire, Wildfire E, Wildfire E Plus e Wildfire E1. Due dovrebbero essere dotati di tacche a goccia, tre dovrebbero montare due fotocamere posteriori e tutti possedere schermi da 720p a bassa risoluzione, con specifiche midrange. Parlare di prezzi è ancora premature, ma dalle scarne notizie trapelate il costo dovrebbe essere alla stregua dei modelli di fascia media.

Sebbene ancora mancano notizie ufficiali da parte di HTC, le due riviste che hanno rilasciato le notizie sono abbastanza affidabili. Lo scorso anno, una era riuscita ad “indovinare” il rilascio dei modelli Pixel 3 XL e Pixel 3A mesi prima dell’annuncio ufficiale da parte di Google.

Stando ad altre notizie apparse altrove, pare che l’azienda non intenda fermarsi ai soli quattro modelli menzionati sopra. L’HTC avrebbe registrato presso la Commissione economica eurasiatica il nome di altri modelli: Wildfire R e R Plus, Wildfire E2 ed E2 Plus e Wildfire E3 ed E3 Plus.

Google abbandona i tablet e si concentra solo sui PC

La notizia era nell’aria già da qualche tempo, più o meno dallo scorso anno, quando Google aveva iniziato a cancellare tutte le vendite di tablet dal proprio sito. Tanti pensarono ad un bug, ma in realtà era un presagio ben delineato.

Nonostante tutti questi piccoli ma significativi particolari, la società andò avanti lanciando “Pixel Slate“, nella speranza che il dispositivo offrisse agli utenti un’alternativa economica apprezzabile del Pixel Book. Purtroppo, tali apprezzamenti sono venuti un po’ a mancare. Ma nessuno immaginava che il Pixel Slate sarebbe stato l’ultimo tablet prodotto da Google. D’ora in poi, i vari team di ingegneri che lavorano per l’azienda si concentreranno esclusivamente sui laptop Chrome OS, anche se continueranno a supportate Pixel Slate.

Rick Osterloh, capo della divisione hardware su Google, ha rilasciato ulteriori dettagli su Twitter: “Si, è vero: il team hardware di Goole si concentrerà solo e soltanto sulla realizzazioni di PC portatili nell’immediato futuro. Naturalmente, i team Android e Chrome OS continueranno al 100% ad impegnarsi nel lavoro, insieme ai nostri partner commerciali, sui tablet indirizzati ai vari segmenti di mercato (consumatore, impresa, ecc.)”.

Il problema, ovviamente, è che i tablet non Apple hanno sempre avuto difficoltà ad imporsi sul mercato. Negli ultimi anni, Google ha avuto diversi alte e bassi in questo mercato, non riuscendo mai a trovare la sua posizione definitiva tra l’iPad premium e le alternative molto più economiche Android/Chromebook.

Se, inizialmente, l’azienda era veramente contenta di trattare dispositivi quali Nexus e Pixel e il software ad essi intimamente connesso, negli ultimi anni questa indole si è capovolta e Google ha iniziato ad adottare un approccio molto più serio sui propri dispositivi. Quindi, almeno per ora, bisogna salutare i tablet Google, sperando che torneranno sul mercato quanto prima.

Nokia 9 PureView arriva in India, e intanto spunta un nuovo misterioso modello

Il silenzio che da qualche tempo ammantava la Nokia è stato finalmente rotto: presto verrà lanciato in India il nuovo Nokia 9 PureView, che ha in dotazione ben cinque fotocamere posteriori. Ma non è l’unica notizia trapelata.

Sul web è apparsa la foto di un misterioso smartphone dell’azienda. Molti affermano che fa parte della serie 8, sicuramente un aggiornamento del Nokia 8.1. Come fanno ad essere così certi? Per un semplice dettaglio: mentre il Nokia 9 ha cinque fotocamere, questo modello misterioso ne presenta solo tre. Quindi, non può essere che un aggiornamento della serie 8.

Nelle immagini trapelate, si vedono 3 fotocamere posteriori, un modulo flash a LED e un sensore di impronte digitali posizionato proprio sotto le telecamere. Da quanto pubblicato, una delle fotocamere utilizza un sensore da 48 megapixel e un obiettivo F1.8. Inoltre, il software utilizzato da questo nuovo modello Nokia è Android One, privo di qualsiasi interfaccia utente personalizzata.

Ufficialmente, il nuovo dispositivo non ha ancora un nome, ma dalle immagini si evince che lo smartphone verrà fornito con una tacca a goccia d’acqua davanti. Dalle foto trapela una porta USB-C in basso, che chiarisce il livello premium del dispositivo.

Per adesso, le poche notizie sono state ricavate osservando le foto. Sono tuttora ignote le caratteristiche tecniche del telefono. Per fortuna, sul Nokia 9 le notizie sono tante. In attesa della data di lancio definitiva in India, sono state rilasciate alcune caratteristiche: fotocamera di fascia alta, Qualcomm Snapdragon 845, schermo OLED da 6 pollici, memoria da 128 GB e 6 GB di RAM. Nelle prossime settimane, sicuramente si saprà molto di più su questo nuovo smartphone.

CPU Intel Core i5 e i7: quale scegliere

Le CPU Intel Core i5 e i7 sono diventate molto comuni, ma quali sono le differenze tra loro? Per molte persone, acquistare un PC con CPU Core i5 di ultima generazione equivale alla precedente i7. Quindi, gli appassionati di giochi al computer non avranno nessun problema con un processore di tali caratteristiche.

Di solito, una CPU Core i7, come la 9700K, è ad appannaggio per gli utenti che non badano a spese e che eseguono software di particolare potenza, come i videogiochi AAA ad alto frame rate o editing video.

Core i5 ed i7 hanno numero di thread e velocità di clock differenti, pur avendo lo stesso numero di core del processore (sei per l’ottava e la nona e quattro per quelli più vecchi). Invece, alcuni presentano il supporto per ulteriori thread grazie alla tecnologia hyperthreading di Intel, che gli conferiscono la capacità di supportare il doppio del numero di thread, rendendoli migliori al multitasking. Questa caratteristica è propria delle CPU i7, mentre gli i5 non la supportano. Però, con l’avvento della nona generazione, l’hyperthreading è riservato solo alle parti Core i9, quindi l’i7-9700K supporta solo otto thread.

Le CPU Core i5, come la 8400, presentano bassa velocità di clock, poco significativa a dire il vero, ed hanno cache più piccole, il che si traduce in un comportamento discontinuo nelle attività ripetitive. Quindi, chi mira a prestazioni elevate, maggiori conteggi dei thread e velocità di clock, deve guardare alla CPU Core i7 8700K, di fascia elevata e quindi dal costo sostenuto, che si aggira intorno ai 400 euro.

Più di 10 milioni di utenti Android hanno installato un falso aggiornamento Samsung

Le truffe legate alla tecnologia sono un cancro che si sta diffondendo a macchia d’olio. Non poteva essere altrimenti, considerando quanta stia diventando sempre più diffusa la dipendenza verso di essa. Gli smartphone sono il classico esempio di come i truffatori riescono sempre ad inventarsi la qualunque.

Basta guardare ciò che accaduto negli ultimi mesi: costanti segnalazioni da parte degli utenti Android di applicazioni contraffatte presenti su Google Play Store, appositamente create per ingannare e spillare soldi attraverso pubblicità fake. La più recente segnalazione parla di un aggiornamento importante solo per i telefoni Samsung, installato da più di 10 milioni di utenti.

In modo ingannevole, l’applicazione chiamata semplicemente “Aggiornamenti per Samsung” prometteva quelli del firmware dei dispositivi Android. Però, una volta installata, reindirizzava gli utenti verso un sito che chiedeva denaro per far partire l’aggiornamento.

Nonostante le ripetute segnalazioni a Google, a tutt’oggi l’applicazione è ancora presente su Play Store. L’azienda pare essere sorda a tutte le denunce fino ad ora arrivate. Che ci sia qualcos’altro in mezzo?

Non solo gli annunci mostrati costituiscono un problema per gli utenti: l’applicazione offre un abbonamento annuale per scaricare il firmware Samsung. Il prezzo? 34,99 euro. Chi è incappato in questa truffa, ha poi scoperto con rammarico che l’abbonamento non veniva gestito affatto da Google Play. Per procedere, gli utenti truffati immettevano semplicemente il numero della propria carta di credito o prepagata. Inoltre, l’applicazione afferma anche di essere in grado di sbloccare qualsiasi SIM al modico prezzo di 19,99 euro.

Applicazioni truffa come quella appena descritta non solo rubano soldi, ma mettono potenzialmente a rischio la privacy degli utenti quando questi immettono i propri dati. Google dovrebbe aumentare il lavoro di vigilanza del suo Play Store se vuole definitivamente debellare le applicazioni spazzatura.

Vodafone: offerte 5G di luglio per i nuovi clienti

Insieme all’estate, è arrivato anche il 5G. Per questo motivo, gli operatori mobili stanno proponendo nuove offerte per attirare sempre maggiore clientela. La Vodafone, società di punta nel panorama italiano, ha lanciato le sue promozioni 5G per il mese di luglio: vediamole.

RED Unlimited Smart

Per chi passa a Vodafone, questa promozione offre chiamate ed sms illimitati e 20 GB di connessione dati in 5G. Chi sceglie come forma di pagamento l’addebito su conto corrente o carta di credito, il prezzo è 18,99 euro al mese. Se, invece, si opta per la soluzione classica, ossia tramite ricarica telefonica, è di 24,99 euro al mese.

L’attivazione dell’offerta per in nuovi clienti è di soli 3 euro, prezzo valido soltanto se verranno effettuate ricariche per un ammontare complessivo di 269 euro. Al contrario, avverrà un addebito di 26 euro da aggiungere ai 29 per l’attivazione del servizio. Per chi è già Vodafone, attivare la promozione gli costerà 22,50 euro.

RED Unlimited Ultra

La RED Unlimited Ultra prevede chiamate ed sms illimitati, 30 GB di connessione dati in 5G e Giga illimitati per utilizzare social ed app. Come per la precedente promozione, chi decide di pagare utilizzando carta di credito o conto corrente il costo è di 24,99 euro al mese. Al contrario, lieviterà a 34,99 euro. Se verranno effettuate ricariche complessive di almeno 359 euro, il costo di attivazione è di soli 3 euro.

Red Unlimited Black

E’ la tariffa più elevata e costa 39,99 al mese per chi si abbona su conto corrente o carta di credito, 59,99 euro per chi opta diversamente. L’offerta include la connessione dati illimitata in 5G, minuti ed sms illimitati, 22 GB per navigare all’interno dell’UE, 1000 minuti nei paesi extra UE. Come per le altre due promozioni, anche per questo l’attivazione è di 3 euro per chi effettua ricariche complessive di 575 euro. Al contrario, il costo di attivazione sarà di 29 euro.

Unlimited X4 Pro a 14.99€ al mese

E’ la più economica delle offerte (14,99 euro al mese) e prevede chiamate ed sms illimitati, 10 GB di connessione dati in 5G e illimitati per utilizzare le app preferite.

Auto autonoma sta imparando a gestire condizioni su strada estreme

Onde aumentare la capacità delle auto autonome di guidare in condizioni difficili, come nel caso di strade ghiacciate, un team di ricercatori stanno sviluppando nuovi sistemi di controllo che imparano dalle esperienze di guida umane, sfruttando al tempo stesso le intuizioni della fisica.

Questo nuovo sistema, al vaglio presso la Stanford University, è stato testato su una pista in condizioni difficili utilizzando una Volkswagen GTI e un’Audi TTS, entrambe autonome. Dopo vari test, il sistema ha mostrato di funzionare bene.

Mentre le attuali autovetture autonome potrebbero fare affidamento sulle valutazioni in tempo reale del loro ambiente, il sistema di controllo progettato da questi ricercatori incorpora i dati di recenti manovre e passate esperienze di guida, compresi i viaggi su una pista ghiacciata vicino al Circolo Polare Artico. La sua capacità di apprendere dal passato potrebbe rivelarsi particolarmente potente, data l’abbondanza di dati sulla guida autonoma che i ricercatori di alcune aziende automobilistiche stanno producendo nel processo di sviluppo di questi veicoli.

I sistemi di controllo per le auto autonome richiedono l’accesso alle informazioni disponibili sull’attrito dei pneumatici stradali. Queste informazioni dettano i limiti di frenata di un’automobile, di quanto accelerare o sterzare per rimanere sulla strada in scenari di emergenza. Se gli ingegneri vogliono rendere sicuro un veicolo a guida autonoma entro i suoi limiti, tipo come pianificare una manovra di emergenza sul ghiaccio, devono fornirgli in anticipo dettagli dell’attrito del pneumatico sulla strada, difficile nel mondo reale in quanto è variabile e spesso difficile da prevedere.

Per sviluppare un sistema di controllo più flessibile e reattivo, i ricercatori hanno costruito una rete neurale, ossia un tipo di sistema di calcolo artificialmente intelligente, che integra i dati delle passate esperienze di guida al Thunderhill Raceway presso Willows, in California, un impianto di prova invernale con conoscenze di base fornite da 200.000 traiettorie basate sulla fisica.

Nei test simulati, il sistema di reti neurali ha sovraperformato quello basato sulla fisica in scenari sia ad alto attrito che a basso attrito. Si è dimostrato particolarmente efficace in scenari che comprendevano entrambe le condizioni. Anche se i risultati sono stati incoraggianti, i ricercatori hanno sottolineato che il loro sistema di rete neurale non funziona bene in condizioni esterne a quelle sperimentate. Per addestrare meglio la loro rete, le auto dovrebbero essere in grado di gestire una gamma più ampia di condizioni.

Batterie al litio: durata più lunga con un approccio… completamente rinnovato?

Molti ricercatori sono alla continua ricerca di batterie piccole e leggere che durino di più e che possano permettere alle auto elettriche ed ai dispositivi odierni di funzionare molto più a lungo senza ricaricare. Una risposta potrebbero darla alcuni scienziati del MIT e della Cina, grazie ad una versione riveduta e corretta del catodo, componente chiave delle batterie al litio.

La nuova versione è un catodo ibrido, il quale combina due diversi approcci: la produzione di energia per libbra (densità energetica gravimetrica) e quella per litro (energia volumetrica densità).

Se le attuali batterie agli ioni di litio utilizzano dei catodi composti da un ossido di metallo di transizione, quelle che invece hanno catodi di zolfo sono un’ottima alternativa per la riduzione del peso. Entrambe le opzioni sono al vaglio dei progettisti.

I catodi di tali batterie sono generalmente realizzati in una delle due modalità, noti come tipo di intercalazione o tipo di conversione. La prima tipologia, che utilizza composti come l’ossido di litio e il cobalto, fornisce un’alta densità volumetrica di energia. Questi catodi possono mantenere la loro struttura e le loro dimensioni mentre incorporano gli atomi di litio nella loro struttura cristallina.

La seconda tipologia utilizza lo zolfo che viene trasformato strutturalmente e temporaneamente dissolto nell’elettrolita. In teoria, queste batterie hanno una densità di energia gravimetrica molto buona, ma anche una densità volumetrica bassa, in parte perché tendono a richiedere molti materiali extra, tra cui una maggiore presenza di elettrolita e carbonio, entrambi utilizzati per fornire conduttività.

Nel loro nuovo sistema ibrido, i ricercatori sono riusciti a combinare i due approcci in un nuovo catodo che incorpora sia un tipo di solfuro di molibdeno chiamato fase Chevrel, sia zolfo puro, che insieme forniscono gli aspetti migliori di entrambi. Hanno usato particelle dei due materiali e li hanno compressi per formare il catodo solido.

IA capace di seguire le indicazioni stradali: l’obiettivo di DeepMind

Tornano a “giocare” con la tecnologia le brillanti menti della DeepMind, consociata di Google. Questa volta hanno sviluppato un sistema che aiuta le auto senza conducente a guidare seguendo le indicazioni, alla stregua di come fanno gli esseri umani al volante.

Più di 20 anni fa, la maggior parte dei guidatori, per orientarsi sulle strade, utilizzavano le mappe cartacee. Con l’avvento dei GPS e dei navigatori elettronici, tutto è cambiato. Un sistema che ha dato i suoi frutti perché basato su semplici comandi e indicazioni che ogni persona è in grado di seguire. Cosa ben diversa invece per un’intelligenza artificiale.

Proprio per questo, la DeepMind ha dovuto inventare un sistema per addestrare IA a seguire alla lettera le istruzione dettate da un navigatore GPS, trasformando le immagini di Google Street View in un ambiente per formare appunto l’intelligenza artificiale.

IA è stata in grado di spostarsi dal punto “A” al punto “B” della mappa facendo scorrere le immagini fino a trovare il punto che cercava. In pratica, la sua guida virtuale si svolge intorno ad un ambiente fino a quando non trova una corrispondenza.

A distanza di tempo, gli ingegneri della DeepMind hanno lavorato sui frame per consentire ad IA a seguire meglio le indicazioni di navigazione in Street View. Sviluppando un ambiente StreetNav e diverse attività, IA può essere addestrata a navigare all’interno di questo ambiente.

Come zona di addestramento sono state scelte alcune aree di New York City; tramite alcuni parametri, il team ha offerto all’intelligenza artificiale una serie di istruzioni di navigazione. Raggiunta la destinazione prevista, ad IA è stato dato una sorta di “premio”.

Su quanto detto sopra, una precisazione va fatta: non si tratta né di un videogioco o simulatore di guida, e né IA si sta addestrando su vari modelli di traffico o variabili meteorologiche. Ciò che la DeepMind intende fare è offrire all’intelligenza artificiale un approccio generale alla navigazione comune per le auto senza conducente.

Informatici creano un sistema di calcolo molecolare riprogrammabile

Gli informatici del Caltech hanno progettato molecole di DNA in grado di eseguire calcoli riprogrammabili, creando per la prima volta il cosiddetto autoassemblaggio algoritmico in cui lo stesso “hardware” può essere configurato per eseguire diversi “software”.

I calcoli da parte del DNA possono eseguire algoritmi a sei bit per compiti semplici. Il sistema è analogo a un computer, ma invece di utilizzare transistor e diodi, utilizza le molecole per rappresentare un numero binario a sei bit (ad esempio, 011001) sia come input che come output. Uno di questi algoritmi determina se il numero di 1 bit nell’input è pari o dispari, un altro determina se l’input è un palindromo e un altro ancora genera numeri casuali.

La possibilità di eseguire qualsiasi tipo di programma software senza dover cambiare l’hardware è ciò che ha permesso ai computer di diventare così utili. Il team ha di fatto implementato questa idea con molecole, essenzialmente incorporando un algoritmo all’interno della chimica per controllarne i processi.

Il sistema funziona con l’auto-assemblaggio: piccoli filamenti di DNA appositamente progettati si uniscono per costruire un circuito logico mentre contemporaneamente eseguono l’algoritmo. A partire dai sei bit originali che rappresentano l’input, il sistema aggiunge una fila dopo l’altra di molecole, eseguendo progressivamente l’algoritmo. Mentre i moderni computer elettronici digitali usano l’elettricità che scorre attraverso i circuiti per manipolare le informazioni, in questo caso sono le file di filamenti di DNA che aderiscono insieme per eseguire il calcolo.

Il risultato finale è una provetta piena di miliardi di algoritmi completati, ognuno simile a una sciarpa lavorata a maglia di DNA, la quale rappresenta una lettura del calcolo. Il modello su ogni “sciarpa” offre la soluzione all’algoritmo che stava utilizzando. Il sistema può essere riprogrammato per eseguire un algoritmo diverso semplicemente selezionando un sottoinsieme diverso di filamenti dai circa 700 che costituiscono il sistema.