I robot potranno sostituire gli insegnanti in futuro?

L’insegnamento nelle scuole è di fondamentale importanza per formare umanamente e professionalmente le giovani generazioni. In questo, la figura dell’insegnante assume una connotazione primaria atta a promuovere le necessarie capacità di pensiero di ordine superiore.

Tuttavia, l’istruzione pubblica va inevitabilmente incontro ad un mondo che cambia ed in cui la tecnologia sta assumendo sempre più un’importanza primaria. Programmi informatici sono in grado di personalizzare l’istruzione per gli studenti, cosa impossibile per un solo insegnante in un’aula affollata.

Affinché gli insegnanti rimangano rilevanti in una società che cambia, devono essere in grado di preparare gli studenti ad un mondo che impiega robot, dando loro abilità come pensiero critico, comunicazione, collaborazione, problem-solving e imprenditorialità.

Con l’avvicinarsi dell’era dell’IA, la questione se i robot possano sostituire gli insegnanti deve essere affrontata. Alcuni prevedono che i robot sostituiranno gli insegnanti entro il 2027, quindi fra meno di dieci anni; altri dicono che i robot non potranno mai essere in grado di sostituirli poiché gli insegnanti creano ispirazione; un’altra corrente di pensiero afferma che i “robot ispiratori” possano essere possibili e capaci di adattarsi allo stile di apprendimento individuale di ogni studente.

L’idea di insegnanti robot può sembrare allettante in termini di costo e di logistica, in quanto gli insegnanti umani percepiscono uno stipendio e sono spesso meno disponibili. I robot non richiedono salari, assistenza sanitaria o pensioni, sono abbastanza affidabili e non hanno nozioni preconcette su razza o genere tali da influire sull’insegnamento delle conoscenze e delle aspettative.

Tuttavia, l’educazione non riguarda solo l’acquisizione della conoscenza, ma riguarda le relazioni e la formazione delle giovani menti. Un vero insegnante non impartisce solo fatti: lui o lei crea sete di conoscenza e insegna agli studenti come dissetarsi. Gli insegnanti ispirano anche gli studenti a pensare da soli e ad trovare nuove soluzioni, qualcosa che l’intelligenza artificiale non può fare.

Il sole artificiale della Cina ha raggiunto i 100 milioni di gradi

Grazie all’EAST (Experimental Advanced Superconducting Tokamak), l’energia infinita della fusione nucleare ha compiuto un ulteriore passo in avanti verso la realtà. In questi quattro mesi di sperimentazione, il “sole artificiale cinese” ha raggiunto una temperatura del plasma centrale di oltre 100 milioni di gradi Celsius, sei volte più grande di quella all’interno del Sole.

Come per altri esperimenti sulla fusione, l’obiettivo è quello di produrre un reattore per la fusione nucleare. EAST è un reattore tokamak dal diametro di 8 m, un’altezza di 11 m e un peso di 360 tonnellate; all’interno è composto da potenti magneti a forma di ciambella e da un anello contenente gli isotopi pesanti dell’idrogeno.

Questi vengono riscaldati con metodi diversi per creare un plasma successivamente compresso utilizzando appunto i magneti. Il plasma diventa così caldo e compresso che le condizioni all’interno del reattore imitano quelle che si trovano all’interno del Sole e fanno fondere gli isotopi dell’idrogeno. Ciò rilascia un’enorme quantità di energia. Gli scienziati sperano di costruire un reattore in cui la reazione di fusione diventi autosufficiente e quindi in grado di generare più energia di quanta ne consumi.

EAST ha prodotto temperature e densità per circa 10 secondi combinando quattro diversi metodi di riscaldamento per creare il plasma e innescare il processo di fusione. I metodi erano:

  • Riscaldamento a bassa intensità delle onde ibride.
  • Riscaldamento dell’onda a ciclotrone degli elettroni.
  • Riscaldamento a risonanza degli ioni del ciclotrone.
  • Riscaldamento di ioni a fascio neutro.

Il vero scopo era studiare come mantenere la stabilità e l’equilibrio del plasma, confinarlo e trasportarlo, e come la parete del plasma interagisce con le particelle energetiche. EAST è anche utilizzato per dimostrare come utilizzare il riscaldamento a radiofrequenza, mantenere un elevato grado di confinamento del plasma con un alto grado di purezza, mantenere la stabilità magnetoidrodinamica e come esaurire il calore utilizzando un deviatore di tungsteno raffreddato ad acqua.

Droni robot utilizzati per ispezionare le infrastrutture idriche cittadine

Nel 2017, nel mondo sono stati completati 144 edifici che superano i 200 metri d’altezza, cifra record nella storia dell’edilizia. Ma gli ambienti urbani non si sviluppano soltanto partendo dal terreno e salendo in alto; a supportarli, ci sono infrastrutture sotterranee sempre più complesse che comprendono linee elettriche, tubature per l’acqua potabile e scarichi fognari, sottopassaggi ecc.

Entrando nel merito, il prossimo anno Singapore si prepara a pubblicare piani per una città sotterranea, mentre il progetto sotterraneo Crossrail a Londra è il più grande in Europa. In Canada, a Kitchener, in Ontario, il Deep Trekker sta lavorando per risolvere i sempre più complicati cicli di manutenzione sotterranea delle città moderne usando una tecnologia accattivante: droni robot chiamati Pipe Crawler.

Questi droni di ispezione telecomandati possono funzionare da sei a otto ore con una sola carica della batteria. I Pipe Crawler sono in grado di muoversi su terreni sconnessi e possono immergersi fino ad una profondità di 50 metri. I sistemi di telecamere a bordo consentono ai team di ispezionare a distanza le tubazioni in modo più efficiente ed a costi molto bassi. Queste telecamere di ispezione sono tra le prime al mondo nel loro genere grazie alla durata della batteria. Una volta rilevato un problema, il team procede alla riparazione.

Ma la manutenzione municipale non è l’unico settore che si rivolge ai droni robot. Un gran numero di oleodotti in Canada sono composti da tubi di piccolo diametro che non possono essere ispezionati facilmente; anzi, alcuni non lo sono mai stati. L’industria si sta ora rivolgendo ai droni robot per ispezionare queste linee nella speranza di prevenire un disastro ambientale. Sia che si tratti di tenere in funzione una città o di far scorrere il petrolio, i droni robot possono andare là dove alle persone non è possibile.

BigRep presenta le nuove stampanti 3D PRO ed EDGE con tecnologia MXT

La BigRep presenterà questa settimana alcuni nuovi prodotti su Formnext, tra cui due nuove stampanti 3D industriali: la BigRep PRO e la BigRep EDGE. Entrambe le stampanti sono compatibili con materiali ad alte prestazioni e offrono una qualità di stampa che si adatta alla produzione di prototipi funzionali, parti di utensili compositi e persino parti finali per la produzione di piccoli lotti. La società afferma che le nuove stampanti 3D avranno applicazioni nei settori automobilistico, aerospaziale, dei beni di consumo e manifatturiero.

Entrambe le stampanti 3D si basano sulla tecnologia MXT della BigRep (che sta per Metering Extruder Technology) e sono dotate di un sistema di movimento Bosch Rexroth, il quale offre elevate velocità di stampa, precisione e alta qualità. Inoltre, le nuove macchine sono dotate di connettività IoT, quindi facilmente integrabili nelle fabbriche intelligenti.

BigRep PRO

La stampante BigRep Pro è stata sviluppata per la produzione di componenti industriali su larga scala. La grande macchina vanta un involucro di costruzione di un metro cubo e include una camera di spola a temperatura controllata. Questa funzione consente la stampa continua con materiali ad alte prestazioni, come ASA, ABS, nylon e altri.

La struttura della stampante 3D integra inoltre un telaio metallico chiuso e isolato che fornisce una temperatura costante durante tutto il processo di stampa. Nonostante siano chiuse, gli utenti possono comunque tenere sotto controllo le stampe grazie alle porte in vetro trasparente. Altre caratteristiche degne di nota includono un letto di stampa riscaldato montato con un foglio di poliammide per una migliore adesione e un sensore induttivo per il livellamento del letto semiautomatico.

BigRep EDGE

La BigRep EDGE offre molti degli stessi vantaggi del BigRep PRO, ma è leggermente più sofisticata. Essa vanta di un volume di costruzione di 1500 x 800 x 600 mm e una camera di generazione riscaldata (con temperatura controllata fino a 200 ° C nella camera di stampa e 220 ° C nel piano di stampa).

La BigRep EDGE integra inoltre un’esperienza elevata, con porte automatiche orientate verso l’alto e un’interfaccia grafica user-friendly con il pieno controllo delle impostazioni.

Samsung è quasi pronta con lo smartphone pieghevole: prezzo a più di 1.500 euro?

Ben 2 milioni di won, ossia 1.563 euro al cambio attuale. Questo potrebbe essere il prezzo a cui verrà venduto il prossimo smartphone pieghevole di Samsung. Dopo la messa in mostra di un prototipo, fatta durante la Developer Conference che si è tenuta pochi giorni fa a San Francisco, il colosso sudcoreano sarebbe pronto ad introdurre sul mercato la versione definitiva di questo suo ambizioso telefono. Un’ambizione che però potrebbe costarci caro viste le cifre snocciolate dai media orientali!

I circa 1.500 euro previsti per il dispositivo in questione supererebbero perfino i prezzi di Apple e del suo iPhone XS Max da 512GB, che ormai tra un’offerta e l’altra è possibile trovare a meno rispetto ai 1.689 euro previsti dal listino originario.

Nel caso specifico dello smartphone Samsung, gli utenti finirebbero col pagare più che altro il suo display AMOLED con tecnologia Infinity Flex, che fino a prova contraria ha assorbito ingenti risorse visto e considerato che su una componente del genere l’azienda ha svolto attività di ricerca lunghe anni e anni! Questa tecnologia, che sarà di fatto il vero tratto distintivo del telefono Samsung, permetterà al device di aprirsi e trasformarsi così in un tablet: di base c’è uno schermo tradizionale, ma quando questo schermo viene aperto (in maniera molto simile ad un libro) ecco che la diagonale raggiunge i 7,3 pollici con un probabile rapporto in 4:3.

Tuttavia del telefono pieghevole Samsung sappiamo poco d’altro: la parte software è naturalmente affidata ad Android mentre le caratteristiche hardware devono ancora essere definite del tutto. La presentazione di questa new entry, in ogni caso, potrebbe aver luogo anche in occasione del CES 2019 di Las Vegas.

Hydrogen One della Red, lo smartphone dal display olografico

Non è facile competere con i grandi colossi del mercato degli smartphone, neanche quando viene offerto qualcosa di innovativo. E’ il caso del nuovo Hydrogen One della Red, società nota per la produzione di fotocamere digitali indirizzate alle produzioni cinematografiche, il quale possiede uno schermo olografico che riproduce immagini tridimensionali senza l’ausilio di occhiali 3D.

Gli obiettivi commerciali dell’azienda sono contenuti: 16 milioni di unità all’anno e vendite pari allo 0,5% di quelle della Samsung. Crescere non sarà affatto facile, considerando che l’Hydrogen One ha un prezzo 1.295 dollari, decisamente notevole.

Caratteristiche dell’Hydrogen One

La Red definisce la tecnologia dello schermo 4V, un altro modo per dire che ha raddoppiato ciò che producono le telecamere 3D a doppia lente aggiungendo dati di profondità a ciascuna immagine. C’è uno speciale materiale sotto lo schermo che consente di vedere le foto e i video a 4V sul visualizzatore in 3D. Le immagini che non sono state scattate o convertite in questo formato avranno lo stesso aspetto su qualsiasi altro schermo.

La magia 3D funziona davvero, anche se è più pronunciata in alcune scene rispetto ad altre. Le immagini di un portiere di calcio che blocca il pallone sono realistiche, ma una cascata allo Yosemite National Park sembra ripresa con una normale macchina fotografica.

L’Hydrogen One ha anche due lenti nella parte posteriore per acquisire foto e video a 4V. Il problema è che le persone con le quali verranno condivisi visualizzeranno un’immagine normale, a meno che non abbiano l’Hydrogen.

Rispetto agli standard di grandezza degli smartphone attuali, quello della Red è volutamente più spesso per contenere una batteria più grande, che ha una capacità del 12% in più rispetto a quella di un comune telefono. I lati presentano delle creste per migliorare l’aderenza. Il telefono ha pin per moduli di espansione, come un adattatore per qualsiasi obiettivo SLR standard.

Sarà possibile in futuro viaggiare nel tempo?

Quanto sarebbe magnifico avere una DeLorean per viaggiare nel tempo oppure far parte dell’equipaggio di Star Trek per tornare nel passato a prelevare una balena megattera. Questi due famosi esempi mostrano un tropo molto comune nella fantascienza: il viaggio nel tempo.

Chiunque vorrebbe avere la possibilità di tornare indietro nel tempo per cambiare decisioni sbagliate in giuste (oppure piazzare qualche vincita milionaria sicura), oppure andare avanti nel futuro per vedere l’evoluzione tecnologica e sociale della razza umana o assistere alla sua inevitabile fine.

Paul Sutter, un astrofisico della Ohio State University, ha affermato che “tutti noi viaggiamo costantemente nel tempo, ma lo facciamo in una sola direzione. Ci spostiamo di un secondo alla volta nel futuro, e potremmo andare più veloci se volessimo”. Ha poi citato la teoria della relatività speciale di Albert Einstein, in cui il tempo è relativo a seconda della velocità con cui ci si muove. “Più velocemente ti muovi nello spazio, più lentamente ti muovi nel tempo. Ciò è stato misurato con orologi atomici ultra-precisi negli aerei a reazione” ha aggiunto lo scienziato.

Molti franchise di fantascienza si concentrano sui viaggi nel tempo verso il passato. Questo tipo di viaggio solleva una domanda: è possibile tornare indietro nel tempo e uccidere il proprio nonno?

Sutter ha sottolineato che la fisica del nostro universo sembra proibire questa situazione, almeno nei limiti del visibile. Ma sorprendentemente, alcune delle equazioni di Einstein appartenenti alla teoria della relatività generale consentono il viaggio del tempo nel passato. (Questa teoria fondamentalmente discute su come enormi oggetti enormi distorcono lo spazio-tempo, percepito come gravità).

Per rendere possibile tutto questo, innanzi tutto la tecnologia dovrebbe creare un mezzo in grado di andare più veloce della luce; ma probabilmente non funzionerebbe, perché un oggetto che va a quella velocità avrebbe una massa infinita. Un’altra possibilità sarebbe quella di creare una potentissima fonte di energia in grado di aprire un “wormhole” tra due punti nello spazio-tempo, anche se questo probabilmente funzionerebbe solo per piccole particelle. Altre possibilità nello spazio sono i buchi neri, enormi cilindri o corde cosmiche per manipolare il tessuto dello spazio-tempo. Magari la tecnologia del futuro riuscirà a farlo.

Teletrasporto? Potrebbe diventare realtà grazie all’utilizzo dei Qubits

Per le tecnologie future come i computer quantistici e la crittografia quantistica, la padronanza sperimentale di sistemi quantistici complessi è inevitabile. Scienziati dell’Università di Vienna e dell’Accademia delle scienze austriaca sono riusciti a fare un altro salto.

Mentre i fisici di tutto il mondo stanno cercando di aumentare il numero di sistemi bidimensionali, i cosiddetti Qubits, i ricercatori di Anton Zeilinger stanno aprendo nuovi orizzonti. Con questi sistemi quantistici più complessi sarà possibile aumentare la capacità di informazione con lo stesso numero di particelle. In altre parole, in futuro potrebbe essere possibile il teletrasporto di sistemi quantistici complessi.

Simile ai bit nei computer convenzionali, i QuBits sono la più piccola unità di informazione nei sistemi quantistici. Anche aziende come Google e IBM stanno cercando di produrre un numero crescente di QuBits entangled. La motivazione è sviluppare un super computer quantistico. A differenza delle due famose società, il gruppo di ricerca sopra citato sta perseguendo un nuovo percorso per aumentare la capacità di informazione dei sistemi quantistici complessi.

L’idea alla base è semplice: invece di aumentare il numero di particelle coinvolte, il team mira ad aumentare la complessità di ogni sistema. La particolarità dell’esperimento è il coinvolgimento di tre fotoni oltre la tradizionale natura bidimensionale. A questo scopo, i fisici viennesi utilizzano sistemi quantistici che hanno più di due stati possibili, in questo caso particolare il momento angolare delle singole particelle di luce. Questi singoli fotoni hanno adesso una capacità di informazione superiore rispetto ai QuBits.

Tuttavia, l’intreccio di queste particelle di luce si è rivelato difficile a livello concettuale. Ma i ricercatori sono riusciti a superare questo limite con un’idea rivoluzionaria: un algoritmo informatico che cerca autonomamente l’implementazione sperimentale. Dopo alcune semplificazioni, i fisici hanno dovuto affrontare altre problematiche, risolte grazie ad una tecnologia laser all’avanguardia e ad un multi-porto appositamente sviluppato.

Come acquistare i nuovi processori della 9th Gen di Intel

I nuovi processori Intel Core i5, i7 e i9 appartenenti alla 9th ​​Gen possono già essere pre-ordinati. Mentre bisogna ancora attendere per la CPU 10nm Cannon Lake, che ha subito un ritardo, l’ultima famiglia di processori sta apportando alcuni importanti miglioramenti.

Dal punto di vista della sicurezza, sono stati protetti da alcuni problemi, come il Meltdown Variant 3 e L1 Terminal Fault. In generale, gli utenti esperti possono aspettarsi un forte aumento delle prestazioni, specialmente se si acquista il nuovo i9-9900K, considerato dall’Intel come il miglior processore al mondo indirizzato al gioco.

Installare la nuova CPU in un impianto attuale dovrebbe essere abbastanza facile, purché esso abbia la scheda madre giusta. Come la generazione precedente, l’Intel 9th ​​Gen mantiene lo stesso socket LGA 1151 e richiede una scheda madre con un chipset Intel 300 Series. Fortunatamente, è abbastanza facile trovarla e non è nemmeno troppo costosa.

Il chipset di riferimento dei nuovi processori della Intel è lo Z390. Refresh del precedente Z370, gli aggiornamenti effettuati saranno molto apprezzati dagli utenti. Grazie sempre all’utilizzo del socket di cui sopra, viene assicurata un’efficace retro-compatibilità, offrendo quindi la possibilità di sfruttare prodotti non proprio recenti.

Naturalmente, per chi non possiede un PC potente, molti produttori hanno implementato le CPU Intel della 9th Gen nelle loro offerte già preconfezionate. Per citare alcuni esempi, Origin offre già il suo lotto di PC desktop e laptop con il Core i9 preinstallato. Asus, Maingear e Dell sono inoltre già pronti con l’ultimo processore Intel nelle loro prossime offerte, e altri sono presto in arrivo.

Face ID si aggiorna da capo a piedi per gli iPhone del 2019

Ming-Chi Kuo, una degli analisti più noti della Apple, ha scritto un recente rapporto in cui ha affermato che sui nuovi iPhone, in arrivo nel 2019, l’azienda della mela inserirà un aggiornatissimo sistema di fotocamere Face ID.

Ma cos’è il Face ID? Non è altro che un sistema di riconoscimento facciale, introdotto lo scorso anno dalla Apple sull’iPhone X, il quale sostituì il Touch ID per sbloccare il telefono. La Kuo, in merito al suo rapporto, in una recente intervista ha affermato che la Apple utilizzerà un nuovo sensore che illuminerà meglio la faccia dell’utente per ridurre l’impatto delle luci visibili nell’ambiente, con la finalità di migliorare l’esperienza del sistema Face ID.

Nel rapporto si parla anche di come l’azienda sia propensa ad introdurre un altro sistema di rilevamento a distanza con una fotocamera 3D Time of Flight negli iPad 2019 o 2020, e probabilmente anche sugli iPhone del 2020. Questo tipo di sensore misura il tempo in cui un punto luminoso viaggia tra la fotocamera e il soggetto; potrebbe essere utilizzato per catturare immagini 3D e potenzialmente utilizzato per esperienze di realtà aumentata o per migliorare la qualità delle stesse immagini 3D.

Attualmente, il sistema Face ID utilizza oltre 30.000 punti a infrarossi per mappare il viso dell’utente. Mentre il sistema funziona alla grande al buio, diventa leggermente inconsistente in condizioni di illuminazione miste o in presenza di fonti più luminose. Quindi, avere a disposizione un sistema che aiuti a ridurre il rumore di fondo della luce, rendendolo quindi migliore, offrirebbe agli amanti dall’iPhone una migliore esperienza.